La fine dell'era monomediale

Una delle poche cose chiare di questo periodo storico è che si è ribaltato il sistema di accesso all'informazione. Prima la cercavamo nei 'luoghi' deputati, come la televisione e i giornali, nel momento in cui volevamo fruirne. Ora è l'informazione che ci viene a cercare, attraverso una molteplicità di canali che tendono a saturare persino lo spazio fisico. Come i video sui muri della metropolitana.

Naturale che in questo contesto debba cambiare anche il modo di pubblicizzarsi delle aziende. Parlando di target, bisogna capire innanzi tutto se è rimasto nel vecchio sistema o se è passato al villaggio globale. Se il target appartiene al nuovo sistema, bisogna capire come è composta la sua dieta mediatica. Una volta individuata la composizione, bisogna ottimizzare il messaggio per ogni canale coinvolto. E poi suddividere il budget, sperando di non sbagliare clamorosamente le percentuali. Per chi si occupa di marketing, comunicare nel villaggio globale dovrebbe essere la più interessante delle sfide.

La composizione della dieta mediatica degli italiani è stata studiata da una ricerca di Gfk Eurisko. Viene sancita la fine del regime monomediale in quanto gli utenti esclusivi della tv, anche aggiungendo quelli che leggono i quotidiani, sono ormai solo un quinto della popolazione. La maggioranza vive nel nuovo regime, quello dei sottogruppi con dieta mediatica personalizzata. Un aspetto interessante della ricerca è proprio quello di iniziare a identificarne qualcuno. Luca Tremolada ne parla nel sito del Sole 24 Ore.

Fonte: 
Il Sole 24 Ore

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